22/09/09

Nova igreja de S. Cornélio e Cipriano, em Calcata


Jornal do Vaticano destaca construção
Calcata è divisa in due zone: il centro storico arroccato su una rupe che svetta tra le forre della valle del Treja e il paese nuovo, sorto negli anni Settanta in una zona pianeggiante in direzione di Faleria.
Negli anni le condizioni ambientali che avevano spinto gli abitanti a traslocare si sono modificate e il borgo è stato in gran parte restaurato, tanto da riottenere l'abitabilità e diventare parte integrante del Parco regionale Valle del Treja.
Restava però, per il paese nuovo, il problema di avere a disposizione un luogo di culto degno di questo nome e non un capannone prefabbricato. Nel 1996 Paolo e Giovanna Portoghesi, che abitano a Calcata dal 1973, ricevono l'incarico di progettare una nuova chiesa.
Consacrata dal vescovo di Civita Castellana il 28 giugno 2009 e dedicata ai Santi Cornelio e Cipriano, la nuova chiesa fin dall'esterno appare composta da due parti distinte: il basamento compatto e articolato come le mura di una ideale cittadella, che esprime la presenza del popolo di Dio raccolto in preghiera e il tiburio verticale che si allarga verso l'alto come mediazione tra terra e cielo, ed esprime la trascendenza della Domus Dei: del luogo in cui si rinnova il sacrificio dell'Eucarestia. Dall'interno la prima parte genera lo spazio compresso e centripeto della comunità che circonda l'altare, la seconda, con la sua spazialità dilatata in altezza, capta la luce e la diffonde sui fedeli, rievocando il miracolo della Pentecoste.
Il passaggio tra le due zone è segnato da una corona irraggiante che materializza la luce: "Luce da luce" come recita il Credo.
La centralità dell'ambiente simboleggia la chiesa pellegrinante, in cammino verso la salvezza: il portale, l'atrio, la navata e l'abside con l'altare, l'ambone e l'immagine del Cristo risorto. In questo modo la nuova chiesa propone una sintesi delle soluzioni sperimentate dopo il Concilio Vaticano ii, introduce il tema dell'illuminazione dall'alto e pone l'accento sul fatto che la chiesa cristiana non è un tempio in cui la divinità ha la sua sede separata, ma un luogo aperto in cui si raccolgono come pietre viventi i fedeli.
La matrice geometrica di base è il poligono di sette lati. La scelta deriva dal fatto che il numero sette è privilegiato dalla tradizione religiosa ebraico-cristiana. Sette sono i giorni della settimana e del ciclo lunare, sette sono i sacramenti, i doni dello Spirito Santo e le virtù. Sette sono anche i dolori della Vergine, mentre quattordici le stazioni della Via Crucis.
La chiesa di Calcata ospita una serie di opere d'arte strettamente legate a un programma iconologico. L'altare in terracotta, opera dello scultore Paolo Borghi, ha di fronte un'immagine del Cristo crocifisso tra la Madonna e san Giovanni; mentre sui due lati sono rappresentati il sacrificio di Isacco e il Cristo che bussa alla porta secondo la descrizione dell'Apocalisse. Dello stesso autore sono la scultura in terracotta policroma del Cristo Risorto, collocata nell'abside, la statua in bronzo della Madonna e quelle in terracotta dei due Santi protettori.
I due grandi paesaggi nelle cappelle laterali sono opera di Luigi Frappi, mentre il battistero è decorato da una composizione astratta di Simona Weller, ispirata all'acqua, con un gioco di luci e riflessi, simbolo di vita e rinnovamento. La vetrata colorata sopra il portale d'ingresso è invece di Rita Rivelli.
La chiesa di Calcata, pur essendo un'opera decisamente d'avanguardia, rientra perfettamente nel dibattito attuale sugli indirizzi dell'arte sacra, non disdegnando di avvalersi di una simbologia legata alla tradizione. (sandro barbagallo)

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